| Muri a secco |
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E’ un patrimonio storico certamente da salvaguardare quello delle laboriose genti che ci hanno preceduto. Ultra secolari, i muri a secco rappresentano l’arte agreste montana che i nostri predecessori usarono per la sopravvivenza loro e della montagna. Erano utilizzati per la coltura dell’olivo principalmente ma anche degli altri prodotti agricoli necessari per il sostentamento.Ai tempi dell’antica Roma, Casalattico era già frequentato dai romani, e mentre lo stesso Pomponio Attico, un po’ per sfuggire dalla capitale, un po’ per ospitare il suo amico Cicerone dalla vicina Arpinosi rifocillava tra le frescure di Montattico, probabilmente i primi muri a secco cominciarono ad essere eretti ed i primi terrazzamenti ad essere coltivati. Non doveva essere facile vivere e lavorare in posti così duri, infatti fino alla metà del secolo scorso Montattico e Monforte si raggiungevano solo a dorso di mulo tra tortuosi “tratturi”. Non c’erano condotte idriche ed elettriche ma solo i pozzi e qualche lume a petrolio. Per tutte le altre necessità sacca in spalla e............ camminare!!! . Ma nonostante tutte queste difficoltà i Casalatticesi continuarono a vivere le loro montagne lavorando duramente temprandosi nella mente e nel corpo. Intanto ai primi timidi tentativi di terrazzare la montagna con i muri a secco ne seguirono altri sempre più imponenti e sempre più numerosi a tal punto che intere montagne oggi ne sono completamente rivestite. La tecnica era molto semplice: picco, pala, mazzola e tanto olio di gomito per erigerli; un robusto mulo (oppure a mano) per il trasporto delle pietre e della terra per riempire il nuovo terrazzo. Con l’unità d’Italia iniziò l’esodo dei nostri antenati all’estero, e con questa obbligata alternativa iniziò anche l’abbandono delle nostre montagne e quindi il lento degrado dei nostri secolari muri a secco. Il nostro principale vanto artistico è in completo disfacimento alla merce della pastorizia selvaggia e della inesorabile azione degli agenti atmosferici. |