Il fenomeno dell'emigrazione

ll Comune di Casalattico si trova in Val Comino, area che dal XII secolo in poi è stata retta feudalmente da varie famiglie, e che ha seguito le alterne vicende dell’Italia meridionale entrando a far parte del Regno di Sicilia (Normanno, Svevo e Angioino), del Regno di Napoli e infine dopo il 1815 del Regno delle Due Sicilie. In queste terre il regime feudale ostacolò a lungo il progresso dell’economia, nel XVIII secolo si è diffuso il brigantaggio durato fin verso il 1870 e ancora nei primi decenni del XX secolo si risentivano le conseguenze di questo stato di cose, per questo la valle è stata il punto di partenza di diversi flussi migratori, che si sono sviluppati e allargati dopo le guerre mondiali e che a tutt’oggi non si sono ancora conclusi. Nel secolo intercorso tra 1861 e il 1961, mentre la popolazione italiana si è più che raddoppiata, nel Cominese si è realizzato un forte calo demografico e poiché la diminuzione più rilevante è avvenuta nel decennio 1950–1960 (quasi 7000 abitanti) con un tasso di accrescimento naturale della popolazione del 7 o/oo annuo è evidente che il calo è dipeso esclusivamente dall’emigrazione. Nel 1965 Renata Marsili ne La Val di Comino: note atropogeografiche (Boll. Soc. Geo. Italiana serie 9, 6, XI / XII) scrisse che se il fenomeno dell’emigrazione fosse continuato con il ritmo del decennio ’50–’60 dopo quaranta anni la valle sarebbe rimasta disabitata; per fortuna, contrariamente a quanto previsto, nel 2001 secondo i dati ISTAT la Val di Comino ha una popolazione di 18889 abitanti. L’emigrazione cominese prima della guerra mondiale 1914-18 era già notevole e si dirigeva soprattutto oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Venezuela ed altri stati dell’America Latina); dal secondo dopo guerra invece è prevalsa la tendenza verso i paesi europei (Gran Bretagna, Belgio, Francia, Irlanda). Un fattore non trascurabile sta nel successo degli emigrati Italiani nel settore della ristorazione, per esempio nella gestione deifish and chips shops troviamo un monopolio tutto italiano e i proprietari dei fish and chips sono in maggior parte originari di Casalattico. Basti pensare che sulle “Golden Pages 01 2003” di Dublino, alla voce Take Away Foods, ci sono 150 negozi fish & chips italiani, e alle voci Restaurant Licensed e Unlicensed80 ristoranti di proprietà di Italiani. Circa il 65% degli Italiani che vivono in Irlanda proviene dalla Ciociaria, e la maggior parte di questo 65% ha origine nello stesso Comune: Casalattico, eppure i residenti di Casalattico non arrivano alle 700 persone. I primi dati statistici ufficiali sull’emigrazione italiana in Irlanda si riferiscono al 1851, anno in cui i censimenti britannici stimano la presenza di 271 Italiani nell’isola. Per alcuni decenni la quantità degli emigrati Italiani è rimasta limitata e con valori che hanno subìto oscillazioni. Negli anni dopo la seconda guerra mondiale ha avuto inizio un incremento del flusso migratorio italiano, infatti nel 1946 si contavano 298 Italiani, 689 nel 1961 e 1350 nel 1981; nel 2004 il totale degli Italiani iscritti all’anagrafe consolare nella Repubblica d’Irlanda è di 5027 e il numero dei votanti è di 3868. Inoltre, senza contare gli Italiani di seconda e terza generazione nati in Irlanda e naturalizzati Irlandesi, si stima la presenza di altri 1000 con passaporto italiano ma non iscritti all’anagrafe consolare e giunti in Irlanda per il recente sviluppo economico della Celtic Tiger. L’unico testo scritto riguardante il numero delle presenze italiane in Irlanda dei primi del 1900 è il breve articolo di Salazar Gli Italiani in Irlanda in Rivista Coloniale del 1912, in cui Salazar stimava approssimativamente una presenza di trecento Italiani a Dublino, pochi meno a Belfast, circa cinquanta a Cork e un altro centinaio nei piccoli paesi dell’isola. La comunità italiana di Dublino, secondo quanto riporta Salazar, ha origine da due gruppi di diversa provenienza. Un gruppo proviene dalla provincia di Lucca (che ha molti emigrati anche in Inghilterra) ed è formato da artigiani, stuccatori e carpentieri professionisti, i cognomi tipici che Salazar riporta sono: Bassi, Corrieri, Deghini, Giuliani e Nanetti (Joe Nanetti è stato sindaco di Dublino). Il secondo gruppo arrivato successivamente proviene dalla Val di Comino in provincia di Frosinone e in questo gruppo Salazar enumera 40 persone di nome Forte, 19 Fusco, ed altri nomi tipici del Comune di Casalattico, tutti venditori ambulanti di gelati o impiegati nella ristorazione con icafé o con le gelaterie. Alla fine dell’ottocento gli Italiani che gestivano i piccoli café e ristoranti tenendoli aperti fino a tarda sera fornivano le prime luci notturne alla città di Dublino. Il flusso migratorio dei Casalatticesi in Irlanda non si è totalmente arrestato durante le due guerre, anzi proprio alcuni atti di richiamo fatti dai primi emigrati ai compaesani Casalatticesi hanno dato il via alla complessa catena migratoria dell’emigrazione di massa verificatasi nel secondo dopoguerra. L’efficacia delle cate migratorie è tale che a volte un solo individuo può avviare tramite il “passaparola” l’emigrazione di un intero paese, e cosi è stato per Casalattico: i Casalatticesi nella triste realtà del periodo postbellico sono quasi tutti emigrati in Irlanda per lavorare nei fish & chips e si sono inseriti nell’economia irlandese come lavoratori autonomi, non occupando posti di lavoro destinati alla popolazione ospitante e introducendo commerci nuovi nell’industria della ristorazione. Si seguiva sempre lo stesso sistema: un membro della famiglia, una volta installatosi con un suo negozio, mandava a chiamare un fratello o un cugino o un amico per farsi aiutare e per dargli un lavoro. Poi, appena il nuovo arrivato aveva messo da parte i soldi e imparato la lingua, lo si aiutava a trovare un negozio per lavorare per conto proprio. Il modello secondo cui si lavora per un certoperiodo nel negozio (caféfish & chips) di un parente fino a quando non si è capaci di aprirne uno in proprio è confermato praticamente in tutte le catene migratorie. Come abbiamo già visto nell’emigrazione precedente alle due guerre le destinazioni potevano essere diverse (come Francia, Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti, Canada, ecc.), ad emigrare per primi erano di regola individui di sesso maschile e si procedeva per tentativi, vale a dire che ci si spostava di paese in paese fino a trovare un lavoro ed una buona sistemazione per farsi raggiungere dai propri familiari; quindi l’Irlanda era spesso l’ultima tappa di un trend migratorio precedente. Nel dopoguerra l’Irlanda è diventata mèta preferenziale, e i Casalatticesi, con un movimento a catena, l’uno dopo l’altro, hanno aperto i negozi di fish & chips, con un movimento di diffusione che parte dal centro di Dublino verso la periferia e le campagne, fino ad arrivare a coprire “quasi” tutti i paesi e le città della nazione. Immigrando in Irlanda, quindi, i Casalatticesi con la loro attività di fish & chips si sono ritagliati una nicchia di mercato che non faceva concorrenza alle attività di ristorazione locali, anzi dopo le guerre, la richiesta per il pesce, le patate ed altri cibi nella sempre crescente attività di ristorazione ha influito positivamente sull’industria della pesca e sull’agricoltura irlandesi. Se si considera l’emigrazione di massa che ha riguardato Casalattico, e la Val di Comino in generale negli ultimi sessanta anni, si può affermare che le comunità degli emigrati, ben inserite nell’economia e nella società dei paesi ospiti, hanno mantenuto forti legami con il paese d’origine. Nell’emigrazione definitiva non emerge nessun elemento di rottura con il paese d’origine, anzi i ritorni ciclici per vacanza in Italia fanno mantenere stretti i legami con i familiari non emigrati. La terra nativa viene vista come un posto tranquillo, sicuro, e gli si attribuisce il massimo potere rigenerante, spesso si fa del tutto per portare i bambini più tempo possibile in vacanza in Italia, per farli giocare, correre in aperta campagna, prendere il sole, mangiare bene, perchè come molti sanno: “devono passare il resto dell’anno in un paese piovoso e chiusi dentro un appartamento”. Come nella maggior parte dei fenomeni migratori, anche nella comunità Casalatticese il sentimento di nostalgia è molto forte, e chi vive lontano dal proprio paese mantiene fitti contatti telefonici con chi non è emigrato, e spesso segue i canali televisivi italiani via satellite. Inoltre, l’uso comune di tre lingue (il dialetto locale, l’italiano e l’inglese), il forte attaccamento alla propria famiglia e la volontà di farsi una casa al paese d’origine sono sicuramente tratti culturali molto importanti di questo fenomeno migratorio. Ma qual’è l’aspetto più evidente del legame tra gli emigrati e le proprie radici? La tradizione che si è mantenuta di più e che unisce tutti gli emigrati, sia di prima che di seconda e terza generazione, è quella del mangiare e cucinare all’italiana. Il cibo preparato secondo la cucina italiana rappresenta per tutti un fattore molto forte di identificazione culturale, ed oltre ad essere l’elemento di maggiore continuità con la tradizione èciò che dàall’emigrato la possibilità di far conoscere agli amici o parenti Irlandesi l’autenticità e la genuinità della vera cucina tradizionale. Il consumo degli insaccati, delle salsicce, del pane, del formaggio pecorino, delle conserve di pomodoro e dell’olio e del vino fatti in casa con le proprie mani si è mantenuto anche vivendo all’estero, sia producendo questi alimenti in Irlanda, sia ritornando in Italia per prepararli e poi portarli in Irlanda come scorta alimentare di qualità, come prodotti genuini, migliori dei prodotti che si trovano sul mercato. Nei giorni di festa, ma anche quotidianamente, nelle cucine italiane si preparano torte, crustole, pizze, peccellati, fettuccine, sagne con fagioli cannellini, polenta, polpettoni. Per i Casalatticesi, quindi, l’identificazione etnica passa attraverso l’autenticità della cucina italiana di cui tutti si sentono depositari e di cui tutti tengono a sottolineare l’autenticità.Non si deve dimenticareche a Casalattico il 14 agosto si tiene l’Irish fest (“Incontro eno- gastronomico tra la cultura Celtica e Ciociara”) in cui i migranti Casalatticesi ritornati al paese (definitivamente o per vacanza) preparano e servono cibi tradizionali (sagna e fagioli, polenta, minestrone, spezzatino con patate, curatella, vino locale e formaggio pecorino) e irlandesi (salsiccette, bacon, salmone affumicato e birre irlandesi)neidiversi standosparsiperivicoli delcentro storico. Questa festa, che si tiene proprio nel periodo dell’anno in cui il paese è più popolato perchévi trascorrono le vacanze sia gli emigrati sia alcune famiglie Irlandesi, rappresenta simbolicamente e materialmente la cultura culinaria dei Casalatticesi, che hanno la possibilità di far conoscere ad un paese straniero.